Disortografia e riabilitazione bionomico-autogena

Disortografia

Grazie anche ad una valutazione precoce, i disturbi specifici dell’apprendimento, abbreviati anche come DSA, stanno diventando oggi un problema affrontabile e risolvibile. Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia possono essere diagnosticati con un apposita procedura diagnostica che prevede la valutazione degli aspetti cognitivi, affettivi e prassici.

Tra questi la disortografia appare spesso come un problema di “accompagnamento” rispetto agli altri. Essa viene intesa in genere come un disturbo dell’abilità di codifica fonografica e della competenza ortografica e si manifesta in diverso modo e misura a seconda dell’età anagrafica del bambino/ragazzo.

L’intervento riabilitativo agisce sia sulle competenze ortografiche che su eventuali problematiche affettive ed emozionali, entrambi valutate in precedenza. In un’ottica bionomica non si può intervenire sull’una senza considerare l’altra. Essendo la personalità bionomica un sistema (Schultz, 1951) inevitabilmente la presenza dell’una influenzerà anche l’altra. A dimostrazione di questo aspetto sistemico citiamo una ricerca effettuata da Gunter Krampen del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Trier in Germania nel 2010 e pubblicata su Educational Psychology dal titolo “Improvement of ortography test performance by relaxation exercises: results of a controlled field experiment in basic secondary education”.

Il campione studiato era di 399 studenti di scuola media (219 femmine e 180 maschi, di età 10-13 anni). Tutti gli studenti avevano completato un test di dettatura all’inizio dell’anno scolastico. Poi, la metà degli studenti sono stati allenati dai loro insegnanti nelle formule di base del training autogeno (pesantezza e calore).

Dopo aver completato un secondo test di dettatura gli studenti hanno effettuato il training autogeno per 4 minuti da soli e gli è poi stata data la possibilità di rivedere il proprio testo per correggere gli errori. L’esecuzione del test è stata valutata da giudici indipendenti.

Rispetto agli studenti di controllo non allenati con il training autogeno, che hanno anche rivisto il loro testo dopo 4 minuti di un non-specifico periodo di riposo, gli studenti del gruppo sperimentale hanno effettuato significativamente meno errori e hanno ricevuto voti migliori nei test.

Al contrario, nel gruppo di controllo c’è stato un numero significativamente inferiore di revisioni corrette e un più alto numero di revisioni scorrette delle prove di dettatura, che ha così aggravato la loro performance nella possibilità di auto-correzione.

Un terzo test di dettatura è stato completato da tutti gli studenti dopo che anche il gruppo di controllo ha ricevuto la possibilità di praticare il training autogeno, e i risultati hanno mostrato miglioramenti delle prestazioni in entrambi i gruppi, sia quello sperimentale che quello di controllo. Infine tutti gli studenti e gli insegnanti hanno valutato positivamente la pratica degli esercizi di training autogeno.

L’interesse verso questo studio nasce dal fatto che il training autogeno è una tecnica che agisce globalmente sulla personalità, sia sugli aspetti emotivi che comportamentali che cognitivi. Ciò non impedisce che si agisca anche singolarmente anche solo su uno di questi tre fattori, ma sicuramente un intervento integrato dà maggiori garanzie di un intervento singolo. Ovviamente ogni caso è un intervento a sé per cui sarà una consulenza presso uno specialista psicoterapeuta a verificare quale tipo o quali tipi di intervento sono auspicabili. Certamente l’applicazione del training autogeno educativo, mirato cioè alla rieducazione del problema specifico, senza la conoscenza educativa e riabilitativa di tipo bionomico, che orienta l’intervento sull’intera personalità e in particolare sulla specificità cosiddetta bionomica della personalità è molto diverso dall’approccio mirato esclusivamente al sintomo. Riteniamo che nell’interesse del bambino sia più utile un intervento che integri entrambi gli aspetti.