Sport e Training Autogeno

Sport e training autogeno

Una recente ricerca (Mikicin e Kovalczyk, 2015) dal titolo “Audio-Visual and Autogenic Relaxation Alter Amplitude of Alpha EEG Band, Causing Improvements in Mental Work Performance in Athletes” pubblicata su Applied Psychophysiology and Biofeedback Journal  ha dimostrato che l’uso del training autogeno in associazione con altre tecniche aumenta le abilità dell’atleta nell’eseguire un prolungato sforzo mentale. La stessa ricerca ha dimostrato che l’utilizzazione del training autogeno è accompagnato da cambiamenti nell’elettroencefalogramma come l’aumento di ampiezza delle onde alfa a riposo, a dimostrare un miglioramento anche delle capacità di recupero dello sforzo mentale. Questa ricerca non solo conferma quanto già era evidente empiricamente a livello sportivo, ma aggiunge ulteriori possibilità nel suo uso: quello cioè di migliorare il recupero energetico dagli sforzi sportivi.

Nell’ambito dell’utilizzazione del training autogeno erano già conosciuti molti dei suoi effetti in campo sportivo, come per esempio:

  1. a) potenziare l’attenzione e la concentrazione nelle prestazioni sportive (Hoffman, 1980; Orrù e coll. 1988). La concentrazione continua e stabile durante tutta la gara e nelle procedure tecniche sappiamo essere alla base del successo in molti sport. Essa può essere pertanto opportunamente potenziata sfruttando anche le ulteriori possibilità date dal tipo particolare di concentrazione sviluppata dal training autogeno, la concentrazione passiva.
  2. b) migliorare l’atteggiamento emotivo di fronte agli eventi sportivi (Hashim e Hanafi, 2011), con miglioramento della fiducia in sé (Danaraj, 2014). La spinta emotiva ed energetica all’azione affonda le sue radici nei bisogni più profondi dell’atleta. Esercizi mirati all’ottenimento del contatto diretto con queste fonti energetiche creano i presupposti per il loro potenziamento.
  3. c) intensificare il rendimento psichico generale nelle prestazioni (Carta e Orrù, 1996; Mikicin e Kovalczyk, 2015). L‘atteggiamento vincente e il controllo delle aspettative pre-gara, la capacità di entrare in sintonia con il pubblico o di isolarsi, la gestione della rabbia e delle frustrazioni agonistiche sono competenze che possono essere rafforzate e consolidate, anche con i cosiddetti esercizi anticipatori (Hoffmann, 1980).
  4. d) potenziare il clima emotivo di squadra o di gruppo (Hoffmann, 1980; Orrù e coll,, 1988). L’intesa e l’affiatamento, la capacità di agire in sintonia con gli altri dipendono dal clima emotivo del gruppo, che può essere potenziato opportunamente con interventi appositi
  5. e) migliorare il recupero energetico nelle prestazioni sportive. Questo miglioramento sembra essere confermato dalla presenza delle onde alfa a riposo (segnale di recupero energetico) nella ricerca suddetta (Mikicin e Kovalczyk, 2015). La possibilità di compensare le riduzioni di riposo per l’intensa attività di allenamento con gli esercizi è una possibilità già attuata a suo tempo efficacemente da Lindemann (1973). Eccessivi tempi di recupero energetico dopo uno sforzo sono spesso legati alla ipermotivazione degli atleti. Eliminare pertanto l’ingorgo mentale da ipermotivazione con questo tipo di esercizi favorisce una maggiore rapidità nel recupero (Hoffmann, 1980).

In conclusione bisogna ricordare che la possibilità di unire altre tecniche psicologiche al training autogeno, come la modificazione autogena o gli esercizi anticipatori succitati, o altre tecniche ancora come visualizzazioni in stato autogeno, dà ulteriori possibilità all’atleta, anche se resta fondamentale l’effetto di base dovuto al training autogeno di eliminare blocchi mentali che possono pregiudicare la riuscita del compito.