La manualizzazione della psicoterapia bionomica

Progetto di Ricerca

Progetto di ricerca della Scuola Superiore di Psicoterapia Bionomica del FORMIST rivolto a creare un manuale di psicoterapia bionomica secondo le indicazioni della ricerca scientifica attuale

(Responsabile della ricerca: Dott. Walter Orrù)

Manualizzazione

Perché un manuale di psicoterapia bionomico-autogena?

La necessità di verificare empiricamente l’efficacia di una psicoterapia, e in particolare della psicoterapia bionomica, la cui efficacia, al pari di altre psicoterapie come quelle psicoanalitiche, non è stata ancora dimostrata empiricamente, sta assumendo un’importanza crescente. Come si sa, sono ancora molto poche le psicoterapie che, come si dice, sono “manualizzate” (Migone, 1999, 2005), anche se questo non ne diminuisce l’importanza, il valore e l’efficacia clinica. È pur vero che nella storia evolutiva di una psicoterapia l’importanza di avere un manuale che sia in grado di definire precisamente che cosa sia la psicoterapia, in che cosa essa si distingua da psicoterapie contigue e quali siano le sue specificità applicative è una necessità inderogabile all’interno di un qualunque approccio psicoterapeutico che voglia definirsi scientifico. È questo vale anche per la psicoterapia bionomica. Il valore principale di un manuiale sta proprio nella possibilità di riprodurre in maniera chiara e definita la psicoterapia rispettandone i limiti ed i confini al fine di poterne valutare l’efficacia. È vero anche che tale fatto non è ancora e del tutto certo poiché è tutt’ora in corso un ampio dibattito volto a capire  se le psicoterapie evidence-based siano veramente efficaci (Migone, 2005).

Il training autogeno non è la psicoterapia bionomico-autogena

Ma se nell’ambito della pratica abituale ambulatoriale esistono tra gli autori di scuola autogena  unanimi consensi sulle applicazioni e sull’efficacia di queste, mancano invece a livello sperimentale verifiche empiriche evidence-based sia sull’efficacia che sull’efficienza dell’intero approccio, eccetto che sull’applicazione delle tecniche singole (mi riferisco ovviamente alla parte basale del training autogeno). Da un’altra parte esistendo a tutt’oggi solo pochi manuali di training autogeno impostato in un’ottica bionomica, tra cui quello di Widmann (2007) è il più recente, e mancando invece ancora un manuale completo di psicoterapia bionomico-autogena che si riferisca precisamente e completamente al modello suddetto, gli sforzi attuali in questo settore, a nostro parere, e soprattutto quelli della Scuola di Cagliari, si stanno dirigendo verso la stesura di un manuale di psicoterapia bionomico-autogena coerente con le evidenze metodologiche suddette.

Come è costruito un manuale di psicoterapia

In un editoriale di Walter Orrù del 2015 apparso su “I Quaderni di Psicoterapia e di Educazione Bionomico-Autogena” sulla “Manualizzazione della psicoterapia bionomico-autogena” vengono ripresi i criteri proposti dalla comunità scientifica (vedi Migone, 1999) perché si possa parlare di manuale. In esso devono infatti comparire:

1) una illustrazione dei princìpi teorici di una determinata psicoterapia;

2) degli esempi concreti di ogni principio, cosicché non vi siano dubbi su cosa si intende con quella tecnica psicoterapia;

3) una serie di scale (rating scales) che misurano il grado con cui un campione della terapia (il videoregistrato di alcune sedute scelte a caso) rientra nei princìpi di quella tecnica; queste rating scales sono utilizzabili da chiunque, terapeuta o osservatore indipendente.

A che punto siamo con il manuale di psicoterapia bionomico-autogena?

Alla luce di queste considerazioni potremo definire lo stato attuale di sviluppo della ricerca sulla manualizzazione della psicoterapia bionomico-autogena nel seguente modo. Per quanto riguarda il primo punto sono stati definiti in maniera esauriente attraverso il lavoro di revisione e di aggiornamento suddetto sia i principi teorici che di applicazione pratica della psicoterapia bionomico-autogena, così come li abbiamo indicati poco fa. Nei diversi numeri dei “Quaderni di Psicoterapia ed Educazione Bionomica ed Autogena”, diversi articoli stanno definendo in maniera sempre più precisa i vari principi del modello. Per quanto riguarda il secondo punto esistono ormai un ampio corredo di esempi di applicazione clinica della psicoterapia bionomica, di applicazione nei casi clinici dei suoi singoli principi e processi, per cui oggi è possibile riconoscere i vari processi negli esempi clinici pubblicati in questi casi.

Il terzo punto è forse quello carente, anche se in via di completamento. La ricxerca attuale sta indirizzando i suoi sforzi in questo settore.

Solo a questo punto potrà uscire un manuale della psicoterapia bionomico-autogena utile come riferimento per la ricerca e la pratica clinica. Siamo consapevoli che non potrà sostituire il lavoro di formazione degli operatori, ma sicuramente consentirà un supporto e uno stimolo al confronto fra di essi.