Il piacere dell’attività fisica e la motivazione all’allenamento in palestra

È ormai un fatto pienamente condiviso dalla scienza che il piacere nel fare movimenti e in generale nell’attività fisica gioca un ruolo fondamentale non solo nello svolgimento di un comportamento fisico, ma soprattutto nel dedicare tempo all’esercitarsi (Ekkekakis, 2009; Kwan & Bryan, 2010) e nell’essere aderenti ai programmi di esercizi fisici proposti dalle palestre (Schneider et al., 2009; Kwan & Bryan, 2010). In altre parole se si vuole continuare con costanza nel tempo un programma di esercizi fisici diventa basilare il piacere che proviamo nel fare questa attività.

La motivazione a continuare le attività fisiche nel futuro

Una recente revisione di un ampio numero di ricerche (Rhodes & Kate, 2015) è andata a verificare se le risposte affettive di piacere durante l’attività fisica erano collegate al desiderio di continuare nel futuro l’attività fisica. I risultati dimostrano che positivi cambiamenti affettivi spingono il soggetto a continuare l’attività fisica nel futuro. In particolare si è visto che basta avere un punto in più in una scala del piacere (Feeling Scale) durante l’attività fisica per aumentare la pratica degli esercizi di 38 minuti alla settimana nei sei mesi successivi e di 41 minuti alla settimana negli ulteriori sei mesi (Williams et al., 2008). Inoltre altri studi (Schneider et al., 2009; Kwan & Bryan, 2010) hanno dimostrato che migliori risposte affettive durante gli esercizi fisici sono collegate a una migliore frequenza di partecipazione all’attività fisica e a un maggior impegno negli esercizi. Tutti questi risultati insieme sottolineano l’importanza dello stato affettivo positivo della persona nell’essere motivata a continuare nei mesi successivi l’attività fisica. A questo punto la domanda è: come fare a motivare le persone e quindi come creare uno stato affettivo positivo?

Da dove proviene il piacere nell’effettuare attività fisiche?

L’importanza di non perdere la motivazione in soggetti che fanno attività fisica o addirittura di potenziarla è sicuramente collegata alla modalità con cui i soggetti gestiscono lo stress della comune vita quotidiana. Una positiva relazione con il trainer è sicuramente sempre il modo migliore per creare uno stato affettivo positivo nell’atleta, prima ancora che inizi la seduta in palestra. Una buona relazione trainer-atleta consente all’individuo di attenuare le risposte affettive negative durante l’allenamento e al contrario di vivere appieno quelle positive. Il problema si pone però quando il soggetto non è in palestra.

Uno tra i mezzi più indicati dalla letteratura scientifica per regolare lo stress quotidiano quando il paziente è solo in casa o si sente solo in palestra è il training autogeno. Si è visto che questa tecnica, quando è utilizzata da sola e ancor di più in associazione con l’attività fisica o sportiva è in grado di regolare lo stress in senso positivo, di attenuare situazioni di stress eccessivo, di migliorare la stima del soggetto (Hoffmann, 1980; Widmann, 2008) e di produrre stati affettivi positivi.