L’aggressività è facilmente considerata un comportamento disadattivo che origina dalla rabbia. Se la rabbia è la normale reazione al maltrattamento percepito da un individuo e può motivare a lottare per se stessi o a difendere le persone amate in modo sano e assertivo, la rabbia mal controllata e l’aggressività possono interrompere la salute e il funzionamento di un soggetto e condurlo a comportamenti che possono danneggiare gli altri. Uno studio (Cassiello-Robbins e coll., 2015) pubblicato recentemente da ricercatori americani della Yale e della Columbia University su Comprehensive Psychiatry ha indagato il rapporto esistente tra attacchi di panico e aggressività evidenziando anche conseguenze negative sulla psicoterapia.

Chi soffre di attacchi di panico è aggressivo?

Già da tempo diverse ricerche, anche italiane (Fava e coll., 1993; Moscovitch e coll., 2008; Hawkins & Cougle, 2011) avevano scoperto che soggetti con attacchi di panico possono avere livelli significativamente più alti di rabbia e aggressività rispetto a individui ansiosi o a individui con altri disturbi e rispetto anche a individui sani. Uno studio del 2004 (Baker e coll.) ha scoperto che pazienti con attacchi di panico possono cercare di controllare la loro rabbia trattenendola o reprimendola e questa modalità comporterebbe delle difficoltà sul piano emotivo. Un’altra ricerca ha trovato che pazienti preoccupati e con un forte controllo emotivo potrebbero imbattersi in forti emozioni, compresa la rabbia, vissute come minacciose, ed avere difficoltà a tollerarle (Chambless & Goldstein, 1981). Infine Korn e coll. (1997) hanno scoperto che l’aggressività dei soggetti con attacchi di panico è associata anche a maggiore gravità dei sintomi e impulsività.

Quali sono le conseguenze in psicoterapia?

L’aggressività dei pazienti con attacchi di panico li porta ad abbandonare più facilmente le terapie e ad avere comportamenti di rigetto del terapeuta (Boswell e coll., 2013) con diminuzione di efficacia delle terapie messe in atto.

Lo studio di Cassiello-Robbins e dei suoi collaboratori ha confermato che non solo l’aggressività nei pazienti con attacchi di panico era associata con maggiore severità dei sintomi, ma che era associata anche a un maggiore logoramento del rapporto terapeuta-paziente che altre ricerche avevano individuato come attitudini negative alla terapia, bassa motivazione e scarso impegno a fare la terapia. Sembra che questi pazienti, a causa della rabbia e dell’aggressività abbiano molte difficoltà a stabilire un buon rapporto terapeutico.

Psicoterapie attuali, come quelle di tipo cognitivo-comportamentale che psicodinamiche (come  per esempio quella bionomico-autogena) o psicanalitiche, cercano di intervenire da subito evidenziando al paziente gli aspetti aggressivi in modo da favorirne la discussione e l’espressione nel corso del trattamento.

Spesso un intervento farmacologico associato anche solo nella prima fase della psicoterapia può favorire un miglior intervento psicoterapico e una continuazione senza abbandoni.

attacco di panico