In una recentissima revisione della letteratura scientifica sull’argomento (Hoge, Bickham & Cantor, 2017) pubblicata su Pediatrics, la rivista ufficiale della pediatria statunitense, alcuni ricercatori americani  hanno fatto il punto sull’impatto che ha l’uso crescente di tecnologie digitali sul benessere emotivo dei bambini. Già in passato una quantità notevole di ricerche (Li e coll., 2007; Gilissen e coll., 2007; Cantor e coll., 2010; Custers & Van den Bulck, 2012; Smahel e coll., 2015) effettuate in varie parti del mondo aveva già dimostrato come l’esposizione ai vari contenuti dei media, come film, spettacoli televisivi, notizie, etc. fossero collegati all’insorgenza di disturbi del sonno, fobie, ansia, incubi ripetuti e sintomi depressivi in bambini dall’età della scuola materna fino all’adolescenza. Molti di questi disturbi hanno effetti a lungo termine e sono differenti nei bambini molto piccoli, dai 3 ai 7 anni rispetto a quelli più grandi, dagli 8 agli 11 anni (Custers & Van den Bulck, 2012). La recentissima revisione citata degli studi scientifici fatta nel 2017 non solo lo ha confermato ma ne ha esteso la dimostrazione del danno ai contenuti internet dei nuovi media digitali come smartphone e tablet.

Cosa possono fare i genitori?

Sono state studiate tre strategie che possono influenzare l’atteggiamento dei bambini (Valkenburg e coll. 1999; Custers & Van den Bulck, 2012): a) un atteggiamento restrittivo, che implica regole o restrizioni alla visione o all’utilizzo dei media; b) un atteggiamento di mediazione attiva, che implica il trattare o discutere i contenuti dei media con i bambini, e c) un atteggiamento di “visione congiunta”, e cioè guardare i contenuti insieme ai bambini.

Dei tre quello più efficace nell’aiutare i bambini a rispondere alle minacce dei contenuti è stato il secondo, e cioè l’atteggiamento di mediazione attiva (Cantor e coll., 1986, 1988; Smith & Wilson, 2002). Questa strategia include per esempio la possibilità di spiegare o dire al bambino che i contenuti in certi casi non sono reali, ma sono fantasie, oppure in altri casi che non è facile che accadano. La strategia dipende ovviamente anche dall’età del bambino e sicuramente una modulazione adattata dai genitori tra le tre diverse strategie è quella più efficace. In caso di ulteriori dubbi una consulenza psicologica può essere utile a dirimere che cosa fare.

Consigli ai genitori e agli educatori

I genitori e gli educatori devono quindi monitorizzare  l’uso dei media da parte dei figli. Minimizzarne l’utilizzazione (Custers & Van den Bulck, 2012) può essere un’importante misura preventiva, soprattutto sotto l’età di 8 anni, e soprattutto che non li guardino senza la supervisione di un adulto sopra gli 8 anni. Quando il bambino mostra segni di paura la supervisione genitoriale o educativa deve intervenire a spiegare l’irrealtà della fiction, soprattutto quando il bambino non ha ancora acquisito la differenza tra realtà e fantasia. Sarebbe auspicabile che i genitori e gli educatori facessero dei corsi di formazione per un uso corretto dei media.

Ma non tutto è negativo

Ci sono dati iniziali che sembrano confermare che l’uso di alcuni tipi di media elettronici soprattutto negli adolescenti potrebbe addirittura essere terapeutico (Hoge, Bickham & Cantor, 2017). L’uso dei media digitali, soprattutto potrebbe dare un efficace distrazione, buonumore, favorire il contatto tra pari e l’ampio contatto dei social network potrebbe evitare la depressione e favorire un buon funzionamento. Ma qui servono nuove ricerche che confermino questi dati.

(a cura di Walter Orrù)

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