Secondo la ricerca odierna (Gardner e coll., 2016) il comportamento sedentario è quel comportamento che abbiamo quando siamo svegli e che è caratterizzato da una bassa spesa energetica mentre siamo seduti o coricati. È certamente una definizione riduttiva, perché non considera la motivazione e le cause interne, e oggi la difficoltà più grossa della ricerca è l’interazione di questo comportamento con l’attività fisico-motoria. Infatti concettualmente appare molto difficile misurare le componenti della promozione dell’attività fisico-motoria da quelli della riduzione del comportamento sedentario, ma allo stato attuale l’una viene inclusa nell’altra, e la ricerca futura si propone però di misurarle separatamente. Comunque sia sappiamo che il fattore di rischio con la sua bassa attività fisico-motoria è un fattore di rischio per la salute perché favorisce, insieme ad altri fattori di rischio, l’ammalarsi di malattie anche gravi, come infarto o tumori. Vediamo come una ricerca inglese ha fatto il punto sulla strategie più promettenti per attenuare questo comportamento (Gardner e coll., 2016).

Funzioni e strategie per ridurre la sedentarietà fisico-motoria

Attraverso una revisione delle ricerche più significative i ricercatori inglesi hanno evidenziato come le funzioni più promettenti per ridurre la sedentarietà fisico-motoria siano la funzione educativa (aumentare la conoscenza e la comprensione della sedentarietà), la persuasione (usare la comunicazione per indurre sentimenti positivi o negativi o per stimolare l’azione), l’allenamento (insegnare nuove capacità) e la ristrutturazione ambientale (cambiare il contesto fisico-motorio e sociale). Le strategie più efficaci sono risultate essere l’automonitoraggio, il problem-solving, la modificazione del contesto fisico e sociale del luogo in cui si sta e il dare informazioni sull’impatto sulla salute.

Che fare?

Gli stessi autori sono però critici su questi risultati. Infatti questi risultati evidenziano che coloro che hanno sviluppato le strategie tendono a concepire il comportamento sedentario come largamente determinato dall’ambiente esterno e che alla gente basterebbe voler ridurre il proprio tempo di sedentarietà nel momento in cui l’ambiente viene modificato o se supportata nello sviluppare capacità di risoluzione dei problemi o di nuove competenze. Tutto questo sembra essere riduttivo e non bastare. Altre ricerche hanno messo infatti l’accento sull’efficacia di strategie che riducono la sedentarietà, come per esempio la motivazione, la pianificazione del comportamento, tecniche psicologiche di controllo, che hanno un’origine più interiore che esteriore. Sembra che soltanto unendo le prime alle seconde si riesca a raggiungere i migliori risultati.

 

(a cura di Walter Orrù)