Ecco una nuova figura nel campo dell’alimentazione: forse nuova per i pazienti, ma non tanto per gli specialisti di questo settore. Infatti già vent’anni fa le Linee Guida del 1998 (LIGIO, 1999) per il trattamento del sovrappeso e dell’obesità raccomandavano oltre agli interventi del nutrizionista e del personal trainer anche gli interventi di strategia comportamentale per modificare lo stile di vita. Questi interventi erano già allora attuati da un terapista del comportamento che oggi chiamiamo con un termine più attuale psiconutrizionista. Infatti anche oggi le più recenti Linee guida europee per il trattamento del sovrappeso e dell’obesità ( Yumuk e coll., 2015) raccomandano un intervento integrato che deve essere attuato da questi tre specialisti: il dietologo o il nutrizionista per le diete, il personal trainer per l’attività fisica e lo psiconutrizionista per la gestione degli aspetti psicologici dell’alimentazione, che sono sempre presenti in qualunque percorso nutrizionale. In genere la mancanza dell’intervento specialistico di una di queste figure è alla base di molti fallimenti dei programmi di dimagrimento.

Quali sono i compiti dello psiconutrizionista

Questa figura professionale viene definita come uno specialista degli aspetti psicologici dell’alimentazione ed è in genere uno psicologo che si occupa, non di stabilire quante proteine o quanti grassi o quanti e quali alimenti dovete assumere (compito questo specifico del nutrizionista o del dietologo), ma di intervenire sui comportamenti alimentari, sulle abitudini mentali riguardanti la nutrizione, sulla motivazione a effettuare una dieta, e sugli ostacoli psicologici che ne impediscono la sua naturale attuazione.

Il suo compito è quello di aiutare le persone a trovare la giusta motivazione per intraprendere e mantenere un percorso dietologico e nutrizionale ma anche a capire e correggere quali sono gli ostacoli psicologici al dimagramento che non consentono di raggiungere un sano stile di vita. Tra questi ultimi quello più conosciuto è la Fame Nervosa o Fame Emotiva, ma ne esistono molti altri.

Il potenziamento della volontà, la maturazione di una buona autostima, l’ascolto del corpo finalizzato al riconoscimento delle sensazioni di fame e di sazietà, la modifica degli inneschi alimentari o dei “vantaggi” alimentari, o ancora la gestione degli “sgarri alimentari” o delle ricadute.

In tutti questi casi non bastano i pur preziosi consigli del nutrizionista, ma serve il supporto di uno specialista che vi aiuti in tutte queste situazioni, che risultano fondamentali per la riuscita della dieta proposta dal nutrizionista o dal dietologo.

 

(a cura di Walter Orrù)

 

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