L’obesità è una malattia multifattoriale le cui cause sono costituite da fattori genetici, metabolici, ormonali, psichici, ambientali e sociali. Con tutti questi fattori in gioco in molti casi non basta seguire solo una dieta, così come non basta iniziare a praticare solo attività fisica se non si cambiano anche le abitudini alimentari mentali scorrette. In altri casi si iniziano sia la dieta che l’attività fisica, ma dopo poco tempo l’abitudine a gestire le emozioni attraverso il cibo prende il sopravvento e ci si ritrova al punto di partenza. Studi recenti hanno dimostrato che i migliori risultati si ottengono intervenendo contemporaneamente su tutti i fattori, quello alimentare, quello fisico-motorio e quello psicologico.

multidisciplinarietà

Maggiore efficacia dell’intervento dietetico-fisico-psicologico rispetto a quello solo dietetico

Già una ricerca condotta qualche anno fa presso il Dipartimento di Fisiopatologia Medica dell’Università La Sapienza di Roma da Donini e i suoi collaboratori  e pubblicata  nel 2009 su Eating Weight Disorders aveva dimostrato la maggiore efficacia dell’approccio multidisciplinare rispetto al solo utilizzo del programma dietetico standard. Un campione di quasi 500 persone obese di età compresa tra i 18 e i 65 anni, con un Indice di Massa Corporea superiore a 30, quindi chiaramente obesi, era stata assegnate a caso a due gruppi: a un gruppo (A) fu proposto il trattamento dietetico standard, all’altro gruppo (B) il trattamento integrato costituito da: intervento nutrizionale, un programma di ricondizionamento fisico e la psicoterapia cognitivo-comportamentale dei problemi alimentari. I risultati sono stati decisamente migliori nel gruppo (B) trattato con intervento dietetico-fisico-psicoterapeutico che nel gruppo (A) trattato solo con intervento dietetico. Intanto una minore quantità di persone del gruppo (B) integrato ha abbandonato il programma prima della fine dell’intervento. Poi la perdita di peso, misurata come differenza tra la massa grassa iniziale e la massa grassa alla fine del programma, risultò significativamente più alta nel gruppo che seguiva l’intervento integrato (gruppo B). Per quanto riguarda l’attività fisico-motoria, il  gruppo (B) ottenne migliori risultati sia nella distanza percorsa in 6 minuti al test della camminata che nell’aumento della forza muscolare, rispetto al gruppo (A) che ottenne risultati peggiori. Infine nel gruppo (B) migliorarono anche l’ansia, l’umore e la qualità della vita che rimasero sostanzialmente stabili nel gruppo (A).

Questi risultati sono stati confermati anche da più recenti ricerche come quelle di Kirk e collaboratori nel 2012, di Montesi e collaboratori nel 2016, di Zolotarjova e di Littlelwood nel 2018.

Quindi la strada da percorrere per raggiungere risultati migliori e persistenti è certamente quella che permetta di affrontare il problema dell’obesità da più fronti, solo la sinergia e l’integrazione di tutte le parti permette alla persona di attuare un cambiamento globale  e di conseguenza più duraturo e stabile nel tempo.

A cura di Francesca Biggio