Come educare la psiche dei soggetti sovrappeso: il metodo bionomico-autogeno

Il termine ‘psicagogia’, già usato da Platone, è stato recuperato da Assagioli quando già all’età di 21 proponeva in un articolo del 1909, l’educazione della psiche, intesa come un processo di apprendimento che dura tutta la vita, non fermandosi all’infanzia e alla fanciullezza, ma anche nell’età avanzata fino a coinvolgere tutta la personalità e tutte le fasi della personalità del soggetto. Nelle intenzioni di Assagioli  la psicagogia deve aiutare l’uomo sano a crescere e a svilupparsi tutta la vita (Giovetti, 1995). Le ripercussioni positive di questo atteggiamento le vediamo nel caso dei soggetti sovrappeso, dove esistono ormai ampie conferme dalle ricerche non solo più recenti sul fatto che non basta soltanto l’educazione alimentare, ma è indispensabile anche un’educazione della psiche del soggetto per poter raggiungere risultati maggiori e più sicuri ai fini di un sano dimagrimento.

Come educare la psiche del soggetto sovrappeso?

Sono molteplici i punti su cui bisogna focalizzare l’educazione del soggetto sovrappeso o francamente obeso: dall’educazione della volontà alla percezione delle sensazioni di fame e sazietà, alla educazione della tensione emotiva alimentare fino all’educazione della gestione delle frustrazioni alimentari, per citare gli aspetti più noti. Oggi i nutrizionisti e i dietologi professionalmente più preparati hanno nel loro bagaglio specialistico conoscenze e competenze teoriche, pratiche e personali anche nel campo dell’educazione della psiche. Tra queste competenze nell’educazione della psiche del soggetto sovrappeso si va affermando anche il metodo bionomico-autogeno.

Che cosa caratterizza il metodo bionomico-autogeno nell’educazione del soggetto sovrappeso?

Il metodo bionomico-autogeno mette al centro dell’educazione l’unità degli aspetti alimentari, fisico-motori e psichici del soggetto. Detto con una metafora potremo affermare che non possiamo proporre il dimagrimento al corpo di una persona se non lo proponiamo contemporaneamente anche alla testa dell’individuo. Bisogna cioè trattare l’individuo come una unità organismica (bionomica) e non come  due metà (psichica e corporea), ognuna delle quali richiede un separato intervento. A partire da questo aspetto bionomico derivano una serie di interventi educativi che rispettano l’unità dell’individuo: esercizi che educano per esempio alla sintesi degli aspetti alimentari e psicoalimentari. La cosiddetta ‘fame nervosa’ è un fenomeno contemporaneamente sia nutrizionistico che psichico e necessita pertanto di essere educato unitariamente.

Il metodo educativo bionomico-autogeno si può applicare solo al singolo?

Il soggetto singolo può usufruire favorevolmente delle informazioni educative del nutrizionista preparato con questo metodo, ma può anche essere applicato favorevolmente anche in gruppo. In gruppo i soggetti apprendono gli esercizi che li educano a mangiare correttamente, a riconoscere e distinguere le sensazioni vere di fame da quelle di fame nervosa, a capire cosa fare quando sta per verificarsi una ricaduta. Ma non basta capirlo, il soggetto deve essere educato anche eseguirlo. Per questo nella formazione al metodo è prevista un’ampia parte dedicata alla pratica concreta e alla verifica del raggiungimento degli obiettivi educativi.

(a cura di Walter Orrù)