Che cosa è la Psicoterapia Bionomica

 

Introduzione

Il destino dell’individuo è scritto nel suo piano di vita

Un aneddoto citato da Wallnöfer sul primo incontro tra Freud e Schultz evidenzia in modo particolare l’essenza della psicoterapia bionomica. Alla domanda di Freud sulle modalità terapeutiche della psicoterapia bionomica, Schultz rispose: “Io penso che, come un giardiniere che ripulisce dagli intralci il giardino, sia possibile rimuovere gli ostacoli che impediscono il vero sviluppo individuale”.

Questo aneddoto evidenzia bene l’obiettivo terapeutico della psicoterapia bionomica: secondo Schultz, il creatore della psicoterapia bionomica, l’obiettivo della psicoterapia è quello di rimuovere gli ostacoli che impediscono a una persona lo sviluppo autentico del Sé. Lo psicoterapeuta bionomico ottiene questo guidando il paziente all’interno di un percorso terapeutico, una sorta di autoanalisi guidata, denominata ANALISI BIONOMICA, effettuata anche con l’utilizzo di tecniche autogene.

Johann Heinrich Schultz (1887-1970), più famoso peraltro per l’elaborazione della sua tecnica più conosciuta, il Training Autogeno, sviluppò il suo metodo psicoterapico, denominandolo “psicoterapia bionomica” (da “bios”, vita e “nomos”, legge) a sottolineare l’importanza del vincolo della psicoterapia alle leggi che sottostanno allo svolgersi della vita. Le leggi della vita affermano, secondo Schultz, che ciascun individuo è unico a causa di un suo personale piano di vita che lo obbliga ad autorealizzarsi secondo le sue specifiche potenzialità, secondo le sue personali caratteristiche individuali. Se per qualche ragione non realizza il suo piano di vita, sta male e nascono le nevrosi, i disturbi che possono essere risolti soltanto scoprendo il piano di vita e reinserendosi all’interno del proprio personale percorso di vita. L’individuo può guarire cioè solo quando, individuando le sue specifiche potenzialità, può soddisfare tali bisogni e reinserirsi in quella che è stata chiamata la “via del destino”, l’autentico e personale percorso di vita del paziente. Se quindi l’individuo sta male poiché ha deviato dalla realizzazione del suo personale piano di vita, la psicoterapia, secondo Schultz, ha lo scopo di riportare l’individuo a riscoprire i suoi bisogni più autentici (il suo piano di vita) in modo che possa soddisfarli e realizzare quindi ciò che la vita gli ha destinato.

Schultz pubblicò su numerose riviste mediche e psicoterapiche stralci o sintesi del suo pensiero, ma l’elaborazione compiuta dei suoi concetti, soprattutto di quelli riguardanti la teoria della psicoterapia e la teoria della tecnica psicoterapica, avvenne successivamente in “Bionome Psychotherapie” [Psicoterapia Bionomica], del 1951, in “Grundfragen der Neurosenlehre” [Questioni fondamentali sulla teoria delle nevrosi], del 1955, e in “Die Seelische Krankenbehandlung (Psychotherapie)” [Il trattamento psichico delle malattie], del 1963, opere meno conosciute nel mondo scientifico anglofono e che hanno avuto maggiore diffusione nei paesi di cultura mitteleuropea. Una grandissima diffusione ebbe invece la pubblicazione de “Il Training Autogeno”, che, tradotto in moltissime lingue, incontrò un enorme successo nel mondo intero. In Italia la conoscenza del pensiero di Schultz e del metodo autogeno arrivò nel 1951, quando Tullio Bazzi, docente di Neuropsichiatria all’Università di Roma, e coautore insieme a Bini di un pregevole “Trattato di psichiatria” pubblicò il suo primo lavoro sul Training Autogeno, al rientro da Tubinga dove presso la Clinica Psichiatrica di Ernst Kretschmer, aveva appreso la conoscenza del pensiero di Schultz e del metodo autogeno. Nel 1976 venne fondata la società scientifica italiana di psicoterapia bionomica e fu chiamata I.C.S.A.T. (Italian Commetee for the Study of the Autogenic Psychotherapy, Autogenic Therapy and the Autogenic Training). Tale società venne affiliata all’I.C.A.T., la Società Internazionale di Psicoterapia Autogena, presieduta fino al 1970 da Schultz.

La concezione della vita di Schultz. Leggi di più >>