La psicoterapia bionomica o autogena

Che cosa è la psicoterapia bionomica o autogena?

La psicoterapia bionomica o autogena

Sulla base di tale concezione Schultz elaborò la psicoterapia bionomica, un metodo psicoterapeutico basato sull’instaurarsi di una specifica relazione tra terapeuta e paziente e basato sui principi dell’introspezione e della psicologia del profondo. A questo proposito elaborò anche delle tecniche specifiche basate sui principi dell’apprendimento, dell’esercizio e dell’addestramento e denominate autogene (da cui anche la denominazione “psicoterapia autogena”), da utilizzare all’interno della relazione terapeutica con l’intento di migliorare l’introspezione, di favorire la produzione di materiale dal profondo in modo da poter conoscere il piano di vita che, come si è detto, contiene la soluzione del benessere del paziente.

La relazione o comunione psicoterapeutica La psicoterapia bionomica è basata sull’instaurarsi di una specifica relazione terapeutica; essa è stata chiamata “comunione terapeutica” per sottolinearne gli aspetti di risonanza empatica e di alleanza lavorativa. Si instaura per effetto di due specifiche leggi della vita: la legge dell’impressione/espressione e la legge generale di lotta.

La prima afferma che fin dal primo momento dell’incontro tra due persone, esse soggiacciono ad un reciproco e dinamico alternarsi di impressioni ed espressioni, alla base del costituirsi della risonanza empatica, fino a che si costituisce una terza nuova entità che Schultz chiamò “il Noi”. Un aspetto fondamentale di questa dinamica è che anche nelle situazioni più estreme non viene mai perso ciò che Schultz chiamò fin dal 1919 “Io Immanente”, e cioè la parte che identifica più autenticamente ciascun soggetto. Tale parte non è collocata in una specifica parte del corpo o in un settore specifico della personalità, ma è immanente, è presente cioè in ogni parte della personalità, in ogni parte dell’unità somatopsichica.

L’altra legge, chiamata “legge generale di lotta” sottolinea che “tutto ciò che vive si autoafferma”. In una conosciuta metafora, Schultz dice che se immergiamo una cannuccia in un bicchiere di acqua saponata e soffiamo nell’aria si formeranno delle luccicanti bolle di sapone. Ma se soffiamo al confine tra l’acqua e l’aria, si formeranno delle bolle poligonali (per la presenza delle altre bolle confinanti). Tali bolle poligonali lottano naturalmente per essere sferiche, ma si adattano alla “poligonalità” pur contenendo in sé l’aspirazione alla sfericità. Pertanto la legge di lotta fa sì che l’individui lotti naturalmente per affermare se stesso, ciò che autenticamente egli è, nella vita. Per fare questo, il suo Io utilizza specifici meccanismi personali chiamati “meccanismi di lotta”.

In tale relazione il terapeuta è rigidamente soggetto a due principi generali: il rispetto della soggettività del paziente ed il rispetto della “non interferenza nei processi autogeni” dell’individuo. Il rispetto di entrambi i principi è indispensabile per la riuscita della terapia.

Le tecniche bionomiche

Gli scopi terapeutici si conseguono con la costruzione di una valida relazione terapeutica e con l’uso delle tecniche bionomiche, effettuando un lavoro introspettivo sempre più in profondità e sempre più ampio nella propria personalità, tale da consentire una presa di coscienza chiarificatrice a diversi livelli, tale da espandere la coscienza e consentire così un’integrazione dei diversi piani esistenziali:

  1.     quello del contesto attuale di vita, per chiarire le modalità attuali di vita e come queste si integrano con gli altri livelli del piano di vita;
  2.     quello della storia della sua vita passata, per far luce sugli ostacoli che allontanano l’individuo dalla realizzazione del proprio piano di vita.
  3.     quello delle proprie capacità prestazionali, per chiarire gli scopi delle sue scelte lavorative e professionali;
  4.     infine quello delle aspirazioni e del generale atteggiamento di vita verso i valori esistenziali, per rendere consapevole l’individuo del senso della sua vita.

Le tecniche bionomiche più importanti si distinguono in generale e specifiche

La tecnica generale della psicoterapia bionomica è caratterizzata da un insieme di atteggiamenti, interventi, regole e strumenti che vengono utilizzati per gestire il rapporto psicoterapeuta-paziente a fini terapeutici. In tale ambito rientrano le regole riferite al setting in senso lato, gli atteggiamenti e gli interventi tecnici del terapeuta e le regole ad essi collegate, comprese quelle finalizzate a gestire il transfert ed il controtransfert. La tecnica generale prevede un approccio iniziale ai vissuti somatici del paziente (FASE SOMATICA) e un approccio successivo ai vissuti immaginativi (FASE IMMAGINATIVA).

Le tecniche bionomiche specifiche sono tecniche basate sull’apprendimento di uno specifico stato di coscienza chiamato stato autogeno. Esso ha diverse funzioni (vedi più avanti), utili al raggiungimento degli scopi terapeutici. Le tecniche bionomiche specifiche sono:

  1.     L’auto-osservazione sensoriale sistematica
  2.     Il training autogeno di base
  3.     La modificazione autogena
  4.     La neutralizzazione autogena
  5.     Il training autogeno superiore

Le funzioni psicoterapeutiche della psicoterapia bionomica

La comunione terapeutica e lo stato autogeno stimolano una serie di funzioni dell’organismo, denominate funzioni psicoterapeutiche bionomiche, che consentono il cambiamento terapeutico. Le modificazioni terapeutiche avvengono dapprima attraverso un riequilibrio emotivo organismico che consente una migliore gestione delle emozioni e successivamente attraverso l’espansione della coscienza. Tutto ciò consente un aumento dell’autoconoscenza, dell’autocontrollo e dell’autoresponsabilità fin negli strati più profondi della personalità. Il nuovo riequilibrio emotivo con la nuova modalità di gestione delle emozioni insieme all’espansione della coscienza consentono lo sviluppo e l’attivazione di funzioni organismiche gerarchicamente più elevate, denominate funzioni esistenziali, che spingono l’individuo all’interno di un percorso esistenziale rivolto a realizzare ed a soddisfare il proprio piano di vita.

Le funzioni psicoterapeutiche bionomiche sono:

  1.     La funzione animante o para-eccitante; essa modifica l’organismo “calmandolo” e portandolo verso una condizione di “organismo animato” o “para-eccitato”. Ciò avviene per effetto della comunione terapeutica e della regressione autogena.
  2.     La funzione abreattivo-catartica; essa libera o “scarica” ripetutamente l’organismo di tensioni disturbanti consentendo delle catarsi emotive.
  3.     la funzione omeostatico-autoregolativa; essa attiva e spinge l’organismo verso una condizione di omeostasi e di autoregolazione più sana. In altre parole, essa stimola l’organismo verso un equilibrio più integrato e più evoluto.
  4.     la funzione adattativa; essa stimola l’adattamento dell’individuo al mondo interno ed esterno attraverso l’utilizzazione di meccanismi di lotta più evoluti e più integrati.
  5.     la funzione estesica; essa espande la coscienza a materiale sensoriale proveniente dal corpo, dall’immagine corporea individuale, relazionale e sociale. Stimola ancora la rimemorazione della “Mneme”, la memoria organica. Stimola inoltre l’elaborazione psichica delle sensazioni sentite e percepite in autogenia e negli altri stati di coscienza ed infine stimola lo sviluppo di altre due funzioni, quella immaginativa e quella lexitimica.
  6.     la funzione contenitiva; è una funzione caratterizzata dal compito di contenere e depurare le parti “cattive” dell’altro.
  7.     la funzione narcisistica; essa stimola la scoperta del piacere organismico a partire da sensazioni sconosciute e favorisce lo sviluppo di una buona stima di sé e di una buona immagine di sé.
  8.     la funzione immaginativa; è una funzione specifica della psicoterapia bionomica, strettamente legata alla funzione estesica, che consente la produzione di immagini. Immagini di tipo mentale (reves, reveries e fantasmi) e di tipo corporeo (metafore corporee, reveries somatiche, immagini metamorfiche e fantasmi corporei) sono prodotte in grande quantità durante lo stato autogeno e consentono un’esplorazione di vissuti arcaici molto profondi.
  9.     la funzione lexitimica; è una funzione che stimola la verbalizzazione a partire dalle emozioni. è una funzione che stimola la produzione delle parole per descrivere le emozioni.

Le deviazioni abionomiche

La finalità della psicoterapia bionomica è pertanto quella di operare dei cambiamenti nella personalità del paziente, in particolare sulle cosiddette “deviazioni abionomiche o antibionomiche”, in modo da rendere possibile una ripresa conforme al piano bionomico del percorso di crescita e di maturazione della personalità interrotto da ostacoli di tipo psichico. In altre parole, la deviazione dalla conformità del piano bionomico, che per tutte le persone con disturbi psichici è caratterizzante in misura considerevole, porta con sé che ogni individuo con psicopatologia è orientato rispetto alla propria vita in modo emotivamente errato. Riferendosi ai disturbi psicopatologici, Schultz afferma che l’atteggiamento sviluppato da queste personalità è sempre a- o anti-bionomico. Esso è sempre in contrasto con le leggi proprie della vita. è sempre in qualche modo distruttivo per la vita. Esso è sempre regolato contro il senso della vita, è ostile al senso della vita, se si considera la vita del paziente nel suo insieme con le sue potenzialità interiori”. In tal modo è possibile identificare diverse modalità di funzionamento della personalità, tutte finalizzate all’autorealizzazione dell’individuo:

  1.     Struttura psicotica
  2.     Struttura borderline
  3.     Struttura nevrotica
  4.     Struttura bionomica

A partire dalla prima (la struttura psicotica), esse mostrano un funzionamento progressivamente sempre più conforme alla realizzazione del piano bionomico, fino all’ultima, l’organizzazione bionomica, che non presenta deviazioni. Questi brevi, ma essenziali cenni sono utili a capire che il lavoro psicoterapico del paziente è un lavoro di scoperta del proprio piano di vita. Tale lavoro inizia dall’esame prioritario e dall’esplorazione dei vissuti corporei, che in psicoterapia autogena assumono una valenza particolare, e dopo aver liberato il corpo dagli ostacoli che deviano lo sviluppo si procede con l’esplorazione degli aspetti immaginativi. L’individuo potrà in tal modo sviluppare la propria persona, in linea con il suo più autentico modo di essere.

Bibliografia essenziale in italiano

Schultz I.H.: Psicoterapia bionomica, Masson, Milano, 1951.

Schultz I.H.: Il training autogeno, Feltrinelli, Milano, 1963.

Orrù W.: Teoria dell’approccio bionomico (in press), 2005.

Widmann C.: Il simbolismo dei colori, Magi Editore, Roma, 2000.

Widmann C.: Le terapie immaginative, Magi Editore, 2003.

Wallnöfer H.: Anima senza ansia, Centro Scientifico Torinese, Torino Tart C.: Stati di coscienza, Astrolabio, Roma, 1977.